Uganda la guerra dimenticata
Le stragi del LRA. Le responsabilità del governo di Kampala. E le armi, anche italiane, che uccidono.
Il Tribunale Penale Internazionale(TPI) indagherà sulle violazioni del diritto internazionale commesse in Uganda dalla guerriglia del Lord’s Resistance Army (LRA), ciò potrebbe causare la condanna dei suoi capi per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità. La quasi ventennale guerra dimenticata che oppone nel Nord del Paese africano LRA ed esercito, ha causato la morte di centomila persone, oltre un milione di profughi, mentre almeno ventimila bambini di entrambi i sessi sono stati rapiti per farne bambini-soldato e schiave sessuali. Molti dei responsabili dei crimini su cui indagherà il Tribunale sono a loro volta vittime, dato che sono stati rapiti e costretti a ogni genere di atrocità. Un aspetto fondamentale dell’azione internazionale dovrà esser il reinserimento di ex ragazzi a cui è stata rubata l’infanzia e sono stati trasformati in demoni. È significativo che la comunità internazionale si occupi di questa grave situazione, definita ultimamente dal Vice Segretario Generale ONU “una tragedia umanitaria peggiore di quella dell’Iraq”. A ogni modo, il TPI non deve limitarsi a indagare sui crimini commessi da una sola delle parti in causa. Anche Amnesty International ha sottolineato la necessità di un piano complessivo alla lotta all’impunità, per tutti i reati. Sarebbe assai triste constatare che nella sua prima inchiesta il TPI indirizzi i suoi lavori a senso unico, in altre parole c’è il rischio di una parodia di giustizia. Anche l’esercito di Kampala, secondo l’ONU, ha utilizzato i bambini in guerra e si è macchiato di gravi crimini, però il presidente ugandese Museveni è amico di Bush, di Blair mentre LRA è nella lista nera del terrorismo. Guerriglia e Stati Ma qual è l’obiettivo della guerriglia guidata da Joseph Kony? “Il progetto politico del LRA – afferma Giulio Albanese, direttore dell’agenzia missionaria on line Misna – è a dir poco demenziale, sostituire la costituzione ugandese con il decalogo dell’Antico Testamento. Stando a quel che mi ha raccontato un ex ribelle, di notte sono tre gli spiriti che parlano a Kony: Remember, che ispira sentimenti positivi, Silini che indica le cose da fare nelle campagne militari e Who are you? Lo spirito che dice come e quando bisogna uccidere”. Al di là delle affermazioni di Kony è evidente che il comportamento dei guerriglieri non ha nulla a che vedere con il Vangelo. I soldati LRA combattono con il rosario al collo nel nome di un presunto dio che avrebbe proibito tassativamente di mangiare le galline bianche e soprattutto avrebbe ordinato di uccidere chiunque beva alcolici o fumi tabacco! La guerriglia si intreccia con le vicende del Sudan, infatti, LRA fino al 2002 ha goduto del sostegno del governo di Khartoum in funzione antiugandese, in quanto Kampala sostiene i ribelli del SPLA. Pertanto, intervenire sul conflitto dell’Uganda significa incidere anche su quello del Sudan. Fino al 2002 il Sudan è stato la base e lo sponsor dei ribelli e nonostante Khartoum affermi di aver rotto con i suoi ex pupilli, a detta di molti il leader della guerriglia si troverebbe proprio in Sudan. A ogni modo è strano che uno degli eserciti più forti del Continente, che ha invaso l’ex Zaire per impossessarsi delle sue materie prime, non riesca ad avere la meglio sui guerriglieri. Secondo alcuni il governo non avrebbe alcuna intenzione di sconfiggere i miliziani che colpiscono etnie a esso tradizionalmente ostili. È da registrare, a ogni modo, in questi ultimi tempi l’intenzione dell’esercito ugandese di intervenire nel sud Sudan in cui si troverebbero i campi della guerriglia, così come nel 2002. Le operazioni militari, tuttavia, non hanno portato sicurezza nella zona che continua a essere messa a ferro e fuoco dai ribelli. Il governo ha dunque scelto l’opzione militare per vincere sul terreno la guerriglia, ma su questo c’è da dubitare, visto gli insuccessi fino a ora conseguiti. Museveni attribuisce l’incapacità del suo esercito alla condizione imposta dai Paesi donatori di subordinare gli aiuti a un modesto livello di spesa militare. Tale vincolo è stato superato proprio ultimamente e, quindi, si assisterà a un incremento delle operazioni belligeranti con il risultato di moltiplicare i lutti e le rovine.





