28 agosto 1963: la Marcia su Washington
I have a dream
Il sogno di Martin Luther King ha risvegliato gli americani nel 1963: oggi ricordiamo quel giorno guardando al presente e sognando un mondo migliore
27 agosto 2007 - Gabriele De Veris
Il 28 agosto 1963 si svolse la Marcia per i diritti civili, la "Marcia su Washington", organizzata da Martin Luther King; centinaia di migliaia di persone, bianchi e neri, marciarono insieme fino al Lincoln Memorial, per chiedere la fine della segregazione e discriminazione razziale. La manifestazione, che fu probabilmente la prima grande iniziativa nonviolenta negli Stati Uniti, si concluse con il canto di Joan Baez e Bob Dylan, e infine con le parole immortali del discorso di Martin Luther King, jr., “I Have a Dream”: (Io ho un sogno). “Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza...

marcia su Washington 28 agosto 1963
Fonte: web
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Gandhi aveva iniziato le manifestazioni nonviolente in India, poi altre manifestazioni antinucleari si erano svolte in Inghilterra; nel settembre 1961 la Marcia per la Pace e la fratellanza da Perugia ad Assisi promossa da Aldo Capitini. La nonviolenza era nell'aria, ed era la risposta costruttiva a un mondo ancora stravolto dalla violenza della guerra, dei campi di sterminio, della bomba atomica. La Marcia su Washington fu probabilmente l'ago della bilancia tra una repressione feroce e una rivolta armata che avrebbe probabilmente infiammato gli Stati Uniti: la stretta strada della nonviolenza, faticosa, derisa, spesso ignorata dai libri di storia ufficiali e dai revisionisti distratti e un po'ignoranti. La Marcia su Washington fu costruita da uomini e donne che rischiavano la vita ogni giorno, in un Paese teoricamente libero e democratico ma di fatto tragicamente incoerente. Tracciò anche la rotta per quanti lottano per i diritti umani, per la pace, per un mondo a misura d'uomo: la nonviolenza come strumento indispensabile, positivo, costruttivo, personale e collettivo al tempo stesso. A noi, spesso abituati a fiumi di parole, comunicati e conferenze stampa, interviste, pagine web, foto digitali, telefonate e servizi televisivi, può sembrare incredibile che quella manifestazione - così piccola se paragonata ai megaconcerti planetari - sia stata costruita con così mezzi, a suon di ciclostilati e telefonate, e abbia avuto tanto effetto da passare alla storia perché ha fatto davvero la storia. Ma capire meglio come stavano le cose e come sono cambiate in quella fine di agosto di 44 anni fa può aiutarci a rileggere la nostra storia quotidiana, le nostre lotte, il nostro impegno per rendere questo mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato, dove i diritti umani sono un dovere per ciascuno di noi.
Allegati
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